martedì 15 settembre 2015

Recensione: Città di carta

Eccomi di nuovo qui con voi cari lettori! Non sono morta, ma in cambio sono morti il mio computer e il cellulare (che bello, eh?); così li ho portati ad aggiustare e per ora ho solo un cellulare in mano con cui scrivere e pubblicare qui sul blog. Siccome la sfiga mi perseguita, non mi si sono salvati gli appunti sulla recensione che avevo fatto, perciò ho dovuto fare tutto daccapo. Ma ora sono qui, a parlarvi di un libro che è stata una rilettura in vista del film. Sto parlando di Città di carta di John Green. Bhè, dovete sapere che non ho visto il film (sono un disastro, lo so) ma posso giurare che non è colpa mia! Ho ricominciato gli allenamenti di pallavolo e quindi non ho avuto tempo.
Credo di aver parlato troppo, scusatemi ma questo periodo è stato "movimentato".
Vi lascio alla recensione, buona lettura!



"E avrei voluto dirle che per me il vero piacere non era pianificare, fare o andarmene, 
il vero piacere per me era stato vedere i nostri fili intrecciarsi, separarsi e ora riannodarsi di nuovo."




TITOLO: Città di carta
AUTORE: John Green
CASA EDITRICE: Rizzoli
PREZZO: 14,00 €
PAGINE: 391
TRAMA: Quentin Jacobsen è sempre stato innamorato di Margo Roth Spiegelman fin da quando, da bambini, hanno condiviso un'inquietante scoperta. Con il passare degli anni il loro legame speciale sembrava essersi spezzato, ma alla viglia del diploma Margo appare all'improvviso alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un'avventura indimenticabile. Forse le cose possono cambiare, forse tra di loro tutto ricomincerà. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente. Tutti credono che si tratti di un altro dei suoi colpi di testa, di uno dei suoi viaggi on the road che l'hanno resa leggendaria a scuola. Ma questa volta è diverso. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l'ultima.



Eccomi qui con una recensione di una rilettura, ossia Città di carta. La prima volta che ho letto questo libro di John Green mi era piaciuto ma non mi aveva catturato del tutto; non mi convinceva. Ora che ho avuto il piacere di rileggerlo sono riuscita ad apprezzare a pieno la magnificenza di questo libro. Sono dell'idea che quando si rilegge un libro, la seconda volta si riesce a leggere fra le righe conoscendo già l'andamento della storia. È un libro che mi ha fatto emozionare e non poco. Mi sentivo parte delle indagini di Quentin e volevo con tutta me stessa aggiungermi a Q e agli amici nel viaggio on the road per cercare Margo. Ma partiamo dall'inizio.
Il libro inizia con Quentin Jacobsen e Margo Roth Spiegelman bambini che ritrovano un cadavere ad un parchetto vicino casa loro; infatti Quentin e Margo sono vicini di casa fin da quando sono piccoli e Q definisce la bambina un miracolo. Arrivato al liceo pensa la stessa cosa di quella bambina ormai cresciuta che non lo degna di un saluto, che ha un ragazzo, che è circondata di amici, veri o falsi che siano, e che non ha più parlato con Quentin dal giorno in cui hanno trovato quell'uomo morto.
Una sera, dopo una giornata monotona come le altre, Quentin vede entrare dalla finestra di camera sua Margo, che di giornate monotone non ne ha mai avute. Gli chiede di essere complice delle sue vendette che attuerà quella notte stessa. Ma più che una richiesta, è un ordine. Margo, infatti, vuole vendicarsi di persone che l'hanno solo presa in giro, a partire dal suo (ormai ex) ragazzo.
Dopo questa notte fatta di pesci, "M" scritte sui muri e risate, Q e Margo tornano a casa pochi minuti prima della sveglia.
Quentin è speranzoso dopo quella notte passata con Margo: sogna un cambiamento da parte di Margo nei suoi confronti.
Ma Margo non gli può dimostrare niente dato che sparisce.

“Ognuno all’inizio è una nave inaffondabile. Poi ci succedono alcune cose. E lo scafo comincia a creparsi. E quando si rompe non c'è niente da fare, la fine è inevitabile. Una volta che lo scafo va in pezzi, però, la luce entra. Ed esce.”


Ma non è questo che preoccupa le persone che la conoscono, come i genitori, gli amici o Quentin stesso; la cosa preoccupante è che Margo ci mette troppo a ritornare, a differenza delle altre volte. Quentin sembra accorgersi per primo che qualcosa non va, così cerca indizi in grado di portarlo da Margo. E da qui partono le indagini, aiutato dai suoi due amici, Radar, Ben e dalla migliore amica di Margo, Lacey. Il viaggio che fanno alla ricerca dell'amica ti far venir voglia, come ho detto prima, di raggiungerli nel Minivan, con 212 birre, una barretta mezza mangiata e un viaggio di migliaia di chilometri da concludere in una sola giornata ad ogni costo.  Ti viene voglia di ridere insieme a Radar, ragazzo afroamericano che indossa una maglietta con contenuti razzisti e che ha un numero infinito di Babbi natale di colore a casa, e Ben che fa pipì dentro le bottiglie ogni dieci chilometri.
Oltre a questo non vi rivelo altro perché è un viaggio che va assaporato, vissuto insieme ai personaggi del libro.
Il finale mi è piaciuto molto e mi ha fatto commuovere in certi punti.


"Da quassù non vedi la ruggine, la vernice scrostata, ma capisci che razza di posto è davvero. Vedi quanto è falso! Non è nemmeno di plastica, persino la plastica è più consistente. È una città di carta. Guardala Q: guarda quei viottoli, quelle strade che girano su se stesse, quelle case che sono state costruite per cadere a pezzi. Tutte quelle persone di carta che vivono nelle loro case di carta, che si bruciano il futuro pur di scaldarsi. Tutti quei ragazzini di carta che bevono birra che qualche cretino ha comprato loro in qualche discount di carta. Cose sottili e fragili come carta. E tutti altrettanto sottili e fragili. Ho vissuto qui per 18 anni e non ho mai incontrato qualcuno che si preoccupasse delle cose che contano davvero.” 


Insomma, mi sono affezionata a Quentin, ragazzo equilibrato grazie ai genitori psicologi, abituato ad una vita monotona, che scopre di non conoscere come pensava Margo Roth Spiegelman, il suo miracolo. Lei mi ha ricordato molto Alaska, ragazza apparentemente egoista, viziata, egocentrica, ma che dentro è emotiva, enigmatica e uno spirito libero in cerca di un qualcosa che non sia di carta. Che mi viene da chiamarla Margorothspiegelman, tutto attaccato, come erano i suoi fili prima di considerare tutto di carta.
Aah, è sempre un piacere leggere i libri di John Green! In conclusione è un libro che non posso che consigliare.



 




Qualcuno ha letto il libro? Lo avete amato come l'ho amato io? Al più presto mi vedrò il film in streaming; se qualcuno l'ha visto mi faccia sapere se è bello quanto il libro!

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